Diete ad esclusione: una ricerca sciengtifica
Fig. 1 Esempio schematico di funzionamento di un microarray chip (a sinistra), contenente il DNA di 19 specie animali. Il DNA estratto dal campione di mangime viene aggiunto e i DNA animali presenti si “accoppiano” con i DNA sul chip, segnalandone la presenza. (Immagini dal web)

Le diete ad esclusione o monoproteiche, fresche od industriali, sono ad oggi l’unico strumento per evidenziare le Reazioni Avverse al Cibo (RAC). Normalmente l’approccio iniziale riguarda le proteine animali, ritenute le principali responsabili delle reazioni avverse e il principale motivo per cui sono stati creati i mangimi ad esclusione e monoproteici.
La scelta dell’alimento monoproteico viene fatta sulla base della sua etichetta, sia per le diete ad esclusione (Novel protein diets, NPDs), che per quelle con proteine animali idrolizzate (Hydrolyzed protein diets HPDs): è fondamentale quindi che il mangime contenga effettivamente SOLO la proteina animale dichiarata in etichetta.


Purtroppo spesso questo non avviene, compromettendo di fatto la dieta e il suo significato diagnostico. Una recente ricerca (a) ha infatti analizzato numerosi prodotti sia secchi che umidi, etichettati come monoproteici (NPDs) o come idrolizzati (HPDs), per verificare l’origine delle proteine animali contenute rispetto a quelle dichiarate in etichetta.
E’ stata utilizzata una tecnica di biologia molecolare chiamata Microarray (Fig. 1), che consente di identificare più DNA animali nello stesso campione (in questo caso un alimento, umido o crocchette, per cane o gatto). In tutto sono stati analizzati 40 alimenti tra estrusi ed umidi, 31 NPDs e 9 HPDs, prodotti da 14 diverse aziende.


I risultati ottenuti sono abbastanza sorprendenti…

Le etichette di 2 prodotti non hanno consentito di capire esattamente quale proteina animale dovesse essere contenuta
10 etichette sono risultate corrette: nell’alimento c’era solo la proteina dichiarata sulla confezione
5 prodotti sono risultati privi della proteina animale dichiarata in etichetta (anatra, pesce e fegato idrolizzato di pollo)
Nei rimanenti 23 prodotti è stata rilevata la proteina animale indicata in etichetta, MA sono state rilevate anche fino a 7 specie animali in più rispetto a quanto dichiarato (Fig. 2)
Le contaminazioni più frequenti, sia negli alimenti secchi che in quelli umidi, sono state maiale, pollo, pollame e tacchino
I mangimi più contaminati sono risultati quelli secchi (crocchette)

Fig. 2 Numero di alimenti (asse x) contenti da 0 (asse y, 10 alimenti) a 7 proteine animali oltre quella dichiarata in etichetta (2 alimenti)

In sostanza, solo il 25% degli alimenti analizzati è risultato idoneo ad effettuare una dieta ad esclusione monoproteica.
Quindi e nonostante quanto dichiarato in etichetta, questi alimenti non consentono di identificare una RAC o di aiutare il proprietario a gestirne una, causando confusione sia nel proprietario che nel veterinario curante, oltre che un potenziale problema al cane
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Gli autori concludono che, quando si sospetta una RAC, una dieta casalinga può essere una valida alternativa per controllare gli ingredienti in essa contenuti, in particolare la proteina animale.

Il Sistema B.A.S.E. in questo senso permette il controllo della proteina animale in quanto la carne viene scelta dal proprietario (in accordo eventualmente con il veterinario curante), con una gestione inoltre molto più comoda rispetto ad una dieta casalinga classica.
Nei prodotti B.A.S.E. non sono infatti presenti proteine animali: l’unico ingrediente animale è l’olio di pesce.
Il Sistema B.A.S.E. permette quindi di verificare la tolleranza del singolo cane ad una proteina animale fresca, di evitare la sua sensibilizzazione verso altre o di esporlo a proteine che sappiamo non tollerare e che a volte sono contenute nelle crocchette e nell’umido, seppur non dichiarate in etichetta.

(a) Ricci R., Conficoni D., Morelli G., Losasso C., Alberghini L., Giaccone V., Ricci A., Andrighetto I, 2018. Undeclared animal species in dry and wet novel and hydrolyzed protein diets for dogs and cats detected by microarray analysis. BMC Veterinary Research 14:209. https://doi.org/10.1186/s12917-018-1528-7